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L’Associazione Per Ananke “Officina Teatro Sociale Regione Lazio 2014/2016”
e
La Compagnia “Le Donne del Muro Alto”
detenute attrici nella Casa Circondariale di Roma Rebibbia Femminile sez. Alta Sicurezza,

sono liete di invitarvi

Martedì 23 Giugno, ore 15.00
presso la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia
allo spettacolo teatrale:

OLYMPE DE GOUGES
Quando si inizia a tagliare i pensieri
si finisce con il tagliare le teste

Liberamente tratto da “La donna che visse per un sogno” di M. R. Cutrufelli

Regia: Francesca Tricarico
Musiche: Eleonora Vulpiani
Aiuto Regia: Noemi Fabbi

Con:
Annalisa, Ilenia, Stefania M., Mounia, Stefania I., Teresa

Costumi: Gloria Brescini
Riprese: Kami Fares
Foto: Francesca Leonardi

“Non c’è bisogno di essere colpevoli per provare vergogna. L’insulto più grande alla libertà è credere di non avere scelta. Se vuoi essere libero prenditi il coraggio, l’onore, la responsabilità di scegliere perché è scandaloso morire senza aver mai scelto. Il dono più grande che si può fare a se stessi è permettersi di scegliere…”

Per poter partecipare allo spettacolo è necessario inviare una richiesta entro e non oltre il giorno 14 giugno all’indirizzo info@ledonnedelmuroalto.it.

Nella mail di prenotazione sarà necessario inviare anche una copia scansionata del proprio documento di identità e del modulo allegato compilato (clicca qui per scaricarlo).

Per info: 346 1084467

* * *

Finalmente anche la sezione Femminile dell’Alta Sicurezza della casa di reclusione di Rebibbia apre le porte del suo teatro agli esterni, rivoluzionando completamente il modo di vivere la detenzione all’interno della sezione.

L’attività teatrale nella sezione femminile Alta Sicurezza, a differenza del maschile dove esiste da oltre dodici anni, è iniziata nel 2013, dove è nata la Compagnia delle Donne del Muro Alto guidate dalla regista Francesca Tricarico.

Sempre più spesso si parla di teatro in carcere, di grandi spettacoli ricchi di forza ed emozioni ma chissà perché sempre e solo di uomini detenuti attori, delle donne si racconta poco o nulla. Perché? Perché alle donne continuano ad essere riservati solo sporadici servizi e interviste dedicati al cucito, la cucina, la maternità trascurando l’impegno culturale o nello studio?

Quante cose possiamo ancora comprendere attraverso il carcere sulla nostra società.

“Non mi hanno perdonato di essere una donna che scrive alla Francia invece che all’amante” grida la nostra Olympe de Gouges nello spettacolo che stiamo per andare a rappresentare nel teatro del carcere il prossimo 21 Aprile. La storia di una donna, Olympe de Gouges, che ha cercato fino alla ghigliottina di ricordare ai francesi come la loro “Libertà, uguaglianza, fraternità” fosse privilegio esclusivamente maschile, invocando nella sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina  l’uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini. Una donna che ha fortemente voluto la rivoluzione ma che ha anche saputo interrogarsi sul significato della parola Repubblica, su cosa volesse dire governare per il bene comune analizzando la differenza tra scrivere delle leggi ed applicarle. Domande che durante tutta la fase di preparazione dello spettacolo, che racconta gli ultimi mesi di vita di Olympe in prigione prima di essere uccisa, ci hanno costretto ad interrogarci anche sul significato oggi di Repubblica, giustizia, uguaglianza. Un testo scelto dalle detenute attrici   alla ricerca dei punti di contatto tra la detenzione femminile durante la rivoluzione francese ed oggi.

“Qui ho trovato una realtà completamente diversa da quella maschile. Un approccio alla vita, alla detenzione, allo studio e alla cultura differente. Una fame di sapere, di apprendere, di essere partecipi ad ogni fase del processo creativo straordinaria. Desiderio di dimostrare prima a se stesse e poi al mondo che le circonda, dentro e fuori le mura, la capacità di superare i propri limiti, di riscattarsi, di scoprire nuove risorse. Questo secondo spettacolo della compagnia è frutto di un’ estate di ricerche nella biblioteca del carcere, di analisi di numerosi testi e scrittura del copione tutte insieme. Un’attività che nasce dalla voglia di dimostrare la forza e la potenza di un lavoro di gruppo tutto al femminile, dove l’ascolto e la condivisione sono strumenti preziosi per il lavoro in teatro ma non solo, in luogo complesso e alienante come quello carcerario. Grinta, volontà di affermarsi, di esprimersi, di raccontarsi protette dal palcoscenico, di studiare, di analizzare ogni singolo elemento del lavoro rendono questa attività straordinaria nella sua  ricerca di verità e professionalità, di lavoro su di se e sulle compagne di viaggio a Rebibbia.
“Da bambini ci insegnano che nessuno muore per nessuno, invece questi libri ci dicono altro” credo che questa riflessione, di una delle ragazze della compagnia, racconti più di mille altre parole il senso e il perché del teatro anche nel femminile”.  (Francesca Tricarico)

Ufficio Stampa: Daniela Bendoni 335 5325675

Il progetto “Le Donne del Muro Alto” Officina Teatro Sociale Regione Lazio 2014/2016 è un progetto collettivo, nato grazie al sostegno della Regione Lazio,  che ha finanziato parte dei costi, e al contributi di centinaia di sostenitori, attraverso la campagna di crowdfunding avviata nei mesi scorsi su internet, che sono divenuti produttori dello spettacolo permettendo la realizzazione del primo anno di progetto. Grazie anche al sostegno dell’ufficio del Garante dei diritti dei detenuti del Lazio e delle Biblioteche di Roma.

 

SI RINGRAZIA:

La direzione della casa circondariale di Roma Rebibbia Femminile

La direzione della casa circondariale di Roma Rebibbia Nuovo Complesso

La polizia penitenziaria e l’area pedagogica

Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria

Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria

La Regione Lazio

Le Biblioteche di Roma

Il Garante dei detenuti del Lazio e il suo ufficio