MEDEA IN SARTORIA
Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico
“Il passato è passato e non possiamo ricomporlo a nostra convenienza. I ricordi si sono risvegliati e con loro anche i sogni, ma anche voi credete davvero che io sia cattiva?”
Due sarte impiegate in una sartoria clandestina si interrogano sulle stranezze e la misteriosa vita della nuova collega arrivata dalla Romania con il suo bambino. I sogni, le speranze, le paure, il razzismo, la voglia di riscatto, insieme alla rassegnazione a un destino che sembra immutabile si confondono in un confronto ironico e amaro, che svela quanto di ognuna ci sia nell’altra. Tre donne apparentemente immobili alle loro macchine da cucire viaggiano tra Pasolini, Euripide e Christa Wolf alla ricerca di Medea e di sé, tra la voglia di denunciare e la paura di scegliere.
Nato all’interno del carcere femminile di Rebibbia e interpretato dalle stesse attrici che oggi vanno in scena da donne libere fuori dalle mura detentive, questo spettacolo è stato il secondo portato in tournée dalle ex detenute, rappresentato in diversi teatri del Lazio e della Toscana e alla Camera dei Deputati.
Con Bruna Arceri, Bianca Meira, Daniela Savu, Chiara Ferri, Sara Paci, Raquel Robaina Tort, Betty Guevara
Musiche di Gerardo Casiello
Costumi Marina Sciarelli
Scenografie Paola Castrignanò
Foto di Scena Marika Simeoni
Segreteria organizzativa Chiara Borsella
Una produzione dell’associazione Per Ananke con il sostegno delle Officine di Teatro Sociale della Regione Lazio.
Note di regia
Questa rivisitazione del mito di Medea è nata all’interno del carcere di Rebibbia femminile, con le stesse donne che la portano in scena oggi. Sono, chiaramente, due spettacoli diversi. Quello in carcere era frutto di un lavoro fatto all’interno di una sezione, dove abbiamo ‘tagliato e cucito’ Medea in base alle esigenze del gruppo in quel momento. Quello portato all’esterno nasce, invece, dopo una lunga riflessione su quello che abbiamo bisogno di raccontare da donne libere o semilibere: il reinserimento dopo l’uscita dal carcere, il razzismo, la legalità e tante realtà del mondo del lavoro in una società che vive di sfruttamento, che però non vuole vedere.



