MEDEA
SIETE SICURI CHE SIA ANDATA PROPRIO COSÌ?
Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico
“Oggi più di ieri i morti governano. Ho sete, devo svegliarmi. Devo aprire gli occhi. L’acqua fresca non estingue solo la sete, placa anche i rumori che ho nella testa. Ma voi lo sapete che si può avere nostalgia anche di un albero e che anche le mani hanno memoria?”
Medea è la libera interpretazione del mito di Medea da parte delle detenute attrici di Rebibbia Femminile, un pretesto per raccontare il carcere e le sue dinamiche,per parlare di razzismo, scelta e legalità.
Medea non è solo uno spettacolo, ma la prova viva della forza e della potenza del teatro.
Per la prima volta nella storia della compagnia teatrale di Rebibbia Femminile, un evento straordinario: Daniela Savu, attrice ex detenuta, dopo soli venti giorni dalla sua liberazione torna in carcere da donna libera, da attrice, per recitare accanto alle sue ex compagne di detenzione.
Un gesto che incarna il senso più profondo del teatro come strumento di trasformazione. Cos’è più importante, dentro e fuori dalle mura, se non la partecipazione e la continuità di un percorso che offre possibilità concrete di crescita e cambiamento attraverso la cultura?
Daniela rappresenta una testimonianza potente: il teatro non finisce con la fine della pena. Il suo ritorno è un messaggio di speranza per chi è ancora dentro e una dimostrazione tangibile per chi guarda da fuori che il cambiamento è possibile, reale, duraturo.
Questo è il teatro che vogliamo: uno spazio dove passato e presente si incontrano, dove le sbarre non sono l’ultima parola, dove l’arte costruisce ponti invece di muri.
Con le attrici detenute della Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia Annamaria, Bruna, Daniela, Gabriella, Giulia, Jennifer, Monica, Natasha, Nadia, Sonia, Zita
Aiuto Regia Chiara Borsella, Giulia Tamburrini
Assistente Anna
Disegno luci Roberto Pozzebon (RSS Service)
Foto di scena Danilo di Meo, Domenico Tricarico
Video Kami Fares
Una produzione dell’associazione Per Ananke ‘Officina di teatro sociale regione Lazio 2017/2018’.
Note di regia
Un lavoro complesso e difficile per tutte noi, per loro e per me, se ancora esiste un loro e un me, che ci ha costretto più volte ad interrogarci sul significato della parola verità, facendo crollare molte delle nostre certezze. Un lavoro complesso anche per le sezioni di appartenenza delle attrici detenute che vi hanno partecipato, con numerose uscite ed assenze, ma che siamo riuscite a realizzare con la voglia di raccontare, determinate a far sentire le nostre voci. “Più voce” il nome di questa compagnia che attraverso Medea vuole a volte gridare altre sussurrare la sua esistenza, le sue paure, ansie, ma anche gioie e risorse. Il razzismo in carcere, l’ironia, la paura del dolore, ma anche la forza della condivisione.
Inoltre, per la prima volta nella storia delle nostre compagnie a Rebibbia Femminile una ex detenuta, Daniela Savu, torna in carcere da donna libera, da attrice, per recitare con le sue ex compagne di detenzione. Cos’è più importante, in carcere e fuori, se non la partecipazione e la continuità di un percorso che è possibilità di crescita e miglioramento attraverso la cultura, attraverso il teatro?




