Ramona e Giulietta

RAMONA E GIULIETTA

Quando l’amore è un pretesto

Tragicommedia in atto unico

Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico

“Lungotevere brilla e a Rebibbia se sparla, c’è chi dice de qua e chi dice de là non sapemo che fa, st’amore è scoppiato ormai dentro de te, e la gente te guarda e se chiede il perché”.

Ramona e Giulietta è la personale rilettura di una delle più celebri opere shakespeariane da parte delle attrici detenute della casa circondariale femminile di Roma Rebibbia per la regia di Francesca Tricarico, portato in scena per la prima volta fuori dalle mura dal carcere con le attrici ex detenute dello stesso istituto che avevano preso parte al primo all’esperimento in carcere quando ancora recluse. Lo spettacolo nasce dalla voglia di scardinare quello che ancora oggi, e forse più di ieri, è un tabù fuori e dentro le mura carcerarie. L’amore tra Ramona e Giulietta, due donne che nonostante i cancelli, le sbarre, i pregiudizi trovano la forza di amarsi e gridare il loro amore. Uno “sfogo” del carcere o un sentimento vero? La domanda che ha accompagnato ossessivamente la fase di allestimento dello spettacolo e lo spettacolo stesso, che ha visto durante la riscrittura dell’opera suddividersi davvero in due fazioni le partecipanti al lavoro. Uno spettacolo scritto e fortemente voluto dalle attrici detenute e dalla regista per raccontare come l’amore, così come il teatro, può divenire e forse lo è sempre stato, pretesto di altro, molto altro. “Quando l’amore è un pretesto”, il sottotitolo scelto, un pretesto per dare sfogo alla rabbia del singolo che diviene rabbia collettiva, un pretesto per raccontare il carcere, per interrogarsi su come e quanto il carcere sia una potente lente di ingrandimento della società esterna.

Con Bruna Arceri, Betty Guevara, Giulia Massimini, Sara Paci, Daniela Savu

Aiuto regia Chiara Borsella e Giulia Massimini

Costumi Marina Sciarelli

Scenografie Paola Castrignanò

Fotografa di scena Marika Simeoni

Segreteria organizzativa Daniele Tagliaferri

Una produzione dell’associazione Per Ananke che nei diversi allestimenti ha visto il sostegno delle Officine di Teatro Sociale della Regione Lazio, della Fondazione Severino, della Fondazione Cinema per Roma, di Lush e di Connecting Spheres.

“Connecting Spheres: strengthening CSOs and networks to protect GBV survivors in all their diversity” è finanziato dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono esclusivamente dell’autor3 e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione europea, Direzione generale giustizia e consumatori. Né l’Unione europea, né la DG JUST possono essere ritenuti responsabili.

Note di regia

Diversi gli allestimenti di questo spettacolo dentro e fuori le mura detentive, dalla prima rappresentazione all’ultima, con le attrici detenute e in seguito con le stesse attrici ora donne libere o ammesse alle misure alternative – spiega Francesca Tricarico, regista e coordinatrice del progetto – testimonianza concreta di come il nostro lavoro teatrale sia accompagnamento per le attrici nella delicata fase del reinserimento fuori le mura carcerarie, ma soprattutto volontà di continuare a far sentire la loro voce attraverso il teatro, protette dal racconto e dai grandi autori, affinché il ponte tra la società esterna e il carcere sia sempre più percorribile. La forza, l’urgenza, la necessità delle nostre attrici in scena di raccontare, di emozionare ed emozionarsi dimostrano che non esiste un noi e un loro, perché il carcere è parte della società. Il teatro è in grado di creare un incontro e un confronto dentro e fuori le mura del carcere, per attrici e spettatori.

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