RAMONA e GIULIETTA

RAMONA e GIULIETTA

QUANDO L’AMORE È UN PRETESTO

Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico

“Questo è troppo, no questo è normale, eh no questo è normale qui, ma anche fuori è normale, l’amore non ha sesso”.

Nel 2019, nella casa circondariale femminile di Roma Rebibbia è stato realizzato il primo allestimento di questo spettacolo, poi riscritto e riallestito all’esterno con la compagnia di attrici ex detenute in una versione simile ma diversa.

La prima è nata subito dopo la prima unione civile tra due donne in un carcere italiano, avvenuta proprio a Rebibbia femminile, che ha visto nascere l’esigenza di scrivere questo spettacolo.

Ramona e Giulietta è una personale e potente rilettura di una delle più celebri opere shakespeariane. Due donne che, nonostante i cancelli, le sbarre e i pregiudizi, trovano la forza di amarsi e gridare il loro amore. Ma è amore vero o uno “sfogo” del carcere? Questa domanda ossessiva ha attraversato l’intero processo creativo, dividendo in due fazioni le stesse partecipanti al lavoro durante la riscrittura dell’opera.

Lo spettacolo nasce dalla volontà condivisa tra attrici detenute e regista di scardinare un tabù ancora fortissimo, oggi forse più di ieri, dentro e fuori le mura carcerarie. Perché l’amore, come il teatro, può diventare pretesto di molto altro: sfogo per la rabbia individuale che si fa collettiva, strumento per raccontare il carcere, occasione per interrogarsi su come e quanto il carcere sia una potente lente di ingrandimento della società esterna.

Un lavoro scritto e fortemente voluto dalle attrici detenute per dare voce a ciò che spesso resta inascoltato, per urlare che l’amore non ha genere, non ha sbarre, non ha confini.

Con le attrici detenute della Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia Alessandra, Annamaria, Barbara, Bruna, Esma, Gabriella, Marilù, Nadia, Remzia, Roberta, Vincenza

Aiuto regia Chiara Borsella

Musica Alessandra C. e Marianna Arbia

Disegno luci Massimo Gresia

Una produzione dell’associazione Per Ananke “Officine di teatro sociale Regione Lazio 2018-2019”.

Note di regia

In questi sei anni di lavoro a Rebibbia Femminile abbiamo sempre cercato nei testi dei grandi autori le nostre necessità, per dare voce alle nostre urgenze che negli anni abbiamo scoperto essere anche le urgenze della società fuori dal carcere, solo le nostre un po’ più intense, amplificate. Questo è stato uno dei lavori più complessi da realizzare per la tematica scelta e non solo, un tema fortemente voluto dalle mie attrici che realmente si sono divise nelle loro differenti visioni sull’argomento. Un confronto vivo, vero, ci ha accompagnate per tutto il tempo del laboratorio e dell’allestimento dello spettacolo, ricordandoci la forza del teatro come strumento non solo per far sentire la propria voce ma di confronto prima con se stessi e poi con l’altro.

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