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Le Donne del Muro Alto alla Festa del Cinema di Roma 2025

Le Donne del Muro Alto alla Festa del Cinema di Roma 2025

Voci LGBTQIA+ tra carcere, teatro e cinema, con testimonianze ed estratti di Ramona e Giulietta

Al MAXXI il 20 ottobre alle ore 16.00 per raccontare i linguaggi nei luoghi ristretti e le potenzialità di cinema e teatro di veicolare dialogo e libertà.

Un incontro-spettacolo – nel solco del dialogo tra arte, diritti e inclusione sociale che da oltre dieci anni l’associazione Per Ananke e la regista Francesca Tricarico portano avanti con il progetto Le Donne del Muro Alto dentro e fuori dal carcere – che alternerà racconto e performance, per offrire al pubblico una prospettiva inedita sulla relazione tra arte e inclusione. Con particolare attenzione ai linguaggi che emergono nei luoghi ristretti, come il carcere, dove l’espressione artistica diventa atto di resistenza e strumento di trasformazione.

Tra i partecipanti Maria Grazia Cucinotta, Simona Cocozza , Lilith Primavera e il Circolo di cultura omossessuale Mario Mieli.

“Esploreremo insieme come teatro e cinema possano essere strumenti di inclusione e consapevolezza. Il carcere, lente di ingrandimento della società e delle sue contraddizioni, diventa per noi punto di partenza per analizzare anche i linguaggi artistici: qui, dove tutto è amplificato, l’espressione diventa resistenza e l’arte si fa veicolo di libertà”, racconta Francesca Tricarico.

“Partiremo da una riflessione su come le esperienze detentive influenzino la scrittura scenica, la rappresentazione del sé e delle relazioni, per cercare di mettere a fuoco il modo in cui le arti performative possono raccontare corpi e storie non conformi, creando narrazioni alternative ai modelli dominanti”, prosegue Tricarico, animatrice di tutte le iniziative delle Donne del Muro Alto.

Al centro dell’appuntamento, la presentazione di estratti da Ramona e Giulietta, produzione originale della compagnia Le Donne del Muro Alto che reinterpreta in chiave queer e contemporanea il dramma shakespeariano. Lo spettacolo porta sulla scena le tensioni, le dinamiche relazionali e i conflitti identitari vissuti da due donne all’interno del carcere, restituendo una narrazione inedita che intreccia teatro, questioni di genere e riflessione sui luoghi di detenzione. Si ringrazia per il sostegno Connecting Spheres.

Lo spettacolo sarà accompagnato da momenti di testimonianza diretta delle attrici, ex detenute e artiste professioniste e della regista, che aggiunge: “l’intenzione è quella di aprire uno spazio di confronto autentico tra pubblico, artistə e società civile, valorizzando il teatro e il cinema come strumenti di espressione e consapevolezza per soggettività spesso invisibilizzate, e come veicolo di integrazione, dialogo e libertà”.

Finanziato dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono esclusivamente dell’autor3 e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione europea, Direzione generale giustizia e consumatori. Né l’Unione europea, né la DG JUST possono essere ritenuti responsabili.

Ingresso gratuito – MAXXI, via Guido Reni 4A, Roma.

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Premio Internazionale De Sanctis per i diritti umani 2025

Premio Internazionale De Sanctis per i diritti umani 2025

Riconoscimento a Francesca Tricarico per il progetto Le Donne del Muro Alto

Francesca Tricarico ha ricevuto dalla Fondazione De Sanctis il Premio Internazionale per i diritti umani 2025, lunedì 8 settembre 2025 nell’Aula Magna della Corte di Cassazione. Un riconoscimento per il suo lavoro teatrale nelle carceri e fuori grazie al progetto Le Donne del Muro Alto.

Questo premio non è solo un riconoscimento: è la conferma del valore del progetto Le Donne del Muro Alto, esempio concreto di come l’arte possa essere strumento di affermazione dei diritti umani e di trasformazione sociale.

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Bisbetica domata, ma non troppo – Studio 1

Bisbetica domata, ma non troppo – Studio 1

In scena il 16 maggio nel teatro della Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia,

il nuovo spettacolo delle attrici detenute della compagnia Le Donne del Muro Alto

Bisbetica domata, ma non troppo – Studio 1

Venerdì 16 maggio, nel teatro della Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia, le detenute della compagnia Le Donne del Muro Alto, diretta da Francesca Tricarico, porteranno in scena il loro nuovo spettacolo, frutto degli ultimi mesi di laboratorio in carcere: Bisbetica domata, ma non troppo, studio 1. La rappresentazione è destinata alla popolazione detenuta dell’istituto.

“Più siamo andate avanti con il lavoro, più sono aumentate le sfide. La prima è stata la necessità da parte delle attrici detenute di Rebibbia di portare in scena un testo che permettesse loro di parlare di violenza domestica. Poi si sono presentate la paura di attraversare quel tema e la necessità di scegliere le parole giuste per non essere fraintese, raccontare per ricordare che non si può e non si deve tacere”, dice la regista Francesca Tricarico.

Il testo è un libero adattamento della Bisbetica domata di Shakespeare, scritto dalla regista insieme alle attrici detenute per affrontare i temi della violenza domestica, dello stigma sociale, dei pericoli del potere. Questa Bisbetica Domata, ma non troppo è la quarta versione di un copione da riadattare di volta in volta in tempi record, per ridurre i personaggi in scena e riassegnare le parti per via dell’uscita dal carcere di ben quattro attrici.

I costumi di scena, anch’essi rivisti e riadattati in tempi strettissimi a causa delle numerose uscite, sono il frutto del laboratorio di sartoria teatrale, condotto a Rebibbia Femminile da Marina Sciarelli per l’associazione Per Ananke – Ente del terzo settore.

Lo spettacolo è stato prodotto grazie al sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e delle Officine di Teatro Sociale della Regione Lazio

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Olympe va in scena alla Corte di Cassazione

Olympe va in scena alla Corte di Cassazione

Martedì 1° aprile 2025 – Le Donne del Muro Alto portano lo spettacolo Olympe nell’Aula Magna della Corte di Cassazione, ospiti del Comitato Pari Opportunità della Corte Suprema.

Non è un pesce d’aprile. Le Donne del Muro Alto vanno in scena nell’aula magna della Corte di Cassazione martedì 1° aprile, con lo spettacolo Olympe. La compagnia di attrici ex detenute guidata da Francesca Tricarico sarà ospite del Comitato Pari Opportunità della Corte suprema di Cassazione per una giornata di dibattito dedicata, in particolare, al comma 3 dell’articolo 27 della Costituzione. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Un’occasione di confronto unica, nella sede del Palazzo di Giustizia, tra chi ha il compito di assicurare la certezza nell’interpretazione della legge e chi ha scontato o sconta misure detentive, sulla valenza della “rieducazione del condannato” e la sua effettiva attuazione nelle carceri italiane. Ma anche sul ruolo del teatro e sulle possibilità che apre all’interno e all’esterno del carcere, grazie a testimonianze dirette. L’esperienza delle attrici ex-detenute delle Donne del Muro Alto offre la possibilità di approfondire i temi del reinserimento post-detenzione e dello stigma sociale e di seguire il filo rosso che unisce l’esperienza detentiva alla vita fuori. Di raccontare anche la condizione detentiva femminile.

“Ringrazio chi ci ha invitato e dato la possibilità di portare Olympe, il nostro ultimo spettacolo, in questa sede – afferma Francesca Tricarico, regista e ideatrice del progetto Donne del Muro AltoQui risuonano con ancora maggiore forza le parole di giustizia e uguaglianza, pronunciate da Olympe de Gouges durante la Rivoluzione francese che si intrecciano con quelle delle nostre attrici, ex detenute del sistema penitenziario moderno. Lo spettacolo ripercorre gli ultimi mesi di vita di Olympe de Gouges, che si concludono con un processo sommario e una condanna alla ghigliottina alla fine del 700, ma sono molti i richiami all’attualità che rendono questa storia purtroppo ancora oggi vicina a noi”.

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OLYMPE – Allo Spazio Rossellini prove aperte e incontro per le scuole con le attrici ex detenute de Le Donne del Muro Alto

OLYMPE

Allo Spazio Rossellini prove aperte e incontro per le scuole con le attrici ex detenute delle Donne del Muro Alto

Mercoledì 5 febbraio 2025, lo Spazio Rossellini di Roma ospita due appuntamenti successivi, alle 10.00 e alle 12.00, dedicati alle scuole. Sarà una matinée con prove aperte dello spettacolo Olympe, interamente dedicata alla comunità scolastica e all’incontro tra gli studenti e le attrici ex detenute della compagnia delle Donne del Muro Alto diretta da Francesca Tricarico. Un’occasione per parlare di giustizia, legalità e diritti civili ma anche di bullismo, gestione della rabbia e stigma sociale, attraverso l’esperienza e il vissuto di ognuno.

Il progetto Le Donne del Muro Alto si concentra sull’inclusione lavorativa e sociale delle donne detenute ed ex detenute, utilizzando il teatro come strumento di emancipazione. Le attrici, che hanno vissuto un’esperienza detentiva e vissuto lo stigma legato alla detenzione, racconteranno la loro esperienza diretta, mostrando come l’arte teatrale abbia avuto un ruolo fondamentale nel loro percorso di crescita. Gli incontri non si limiteranno al tema della legalità, ma offriranno anche spunti di riflessione sulla Costituzione, come valore fondante del nostro vivere insieme. Un’opportunità unica per i giovani di confrontarsi con temi cruciali.

Lo spettacolo Olympe, scritto e diretto da Francesca Tricarico, nasce da un primo studio fatto nel 2015 all’interno del carcere Femminile di Rebibbia. È la storia degli ultimi giorni in carcere di Olympe de Gouges (1748 – 1793), paladina dei diritti delle donne, ma anche dei neri, degli orfani, degli anziani, dei disoccupati, dei poveri, durante la Rivoluzione francese, e del suo processo conclusosi con la ghigliottina.

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Amedeo, che ti ricordi?

Amedeo, che ti ricordi?

Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico e Daniele Tagliaferri

Questo lavoro è esito del laboratorio con un gruppo di attori detenuti della Casa Circondariale Regina Coeli. È il primo lavoro della compagnia degli Uomini del Muro Alto: un nuovo giro di boa.

Con gli attori detenuti della Casa Circondariale Regina Coeli: Dalibor S., Fahran B., Yuri R., Massimo P., Mauro N., Paolo P., Roberto I., Stefano M., Stefano N.

Un progetto sostenuto dalla Regione Lazio nell’ambito degli interventi previsti dalla legge regionale 8 giugno 2007, n. 7 avente ad oggetto “𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐿𝑎𝑧𝑖𝑜”.

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Olympe

OLYMPE

Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico

“Non mi hanno perdonato di essere una donna che scrive alla Francia invece che all’amante. Mille occhi mi divorano mentre mi alzo in piedi. Ricorda Olympe sei tu che lo hai voluto, questo è il tuo processo, il tuo palcoscenico, tu hai scritto questa recita”.

Sono gli ultimi giorni in carcere di Olympe de Gouges – scrittrice, drammaturga e paladina dei diritti delle donne durante la Rivoluzione francese, ma anche dei neri, degli orfani, degli anziani e dei poveri – in attesa di processo e poi condannata alla ghigliottina, a Parigi nel 1793, per “aver scritto ai francesi invece che all’amante”. Da un’altra cella, fa eco alla sua attesa quella di altre donne a lei vicine.

Con Bruna Arceri, Chiara Ferri, Betty Guevara, Bianca Meira, Chiara Panci, Raquel Robaina Tort, Daniela Savu

Voce off Paolo Mazzarelli

Musiche Gerardo Casiello

Scenografie Paola Castrignanò

Costumi Stefania Romagna

Fotografa di scena Marika Simeoni

Organizzazione Daniele Tagliaferri e Giulia Massimini

Produzione Per Ananke ETS.

Tratto dal romanzo La donna che visse per un sogno di Maria Rosa Cutrufelli (Sperling & Kupfer, 2008),

Note di regia

Il susseguirsi dei momenti trascorsi in carcere in attesa del processo diventa in riflessione sulla negazione della libertà individuale e sulla cultura come strumento di libertà e liberazione.Lo spettacolo, tratto dal romanzo La donna che visse per un sogno di Maria Rosa Cutrufelli e nato nel 2015 da un primo studio nel carcere femminile di Rebibbia, oggi va in scena con attrici ex detenute e ammesse alle misure alternative alla detenzione, insieme ad attrici studentesse.

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Ramona e Giulietta

RAMONA E GIULIETTA

Quando l’amore è un pretesto

Tragicommedia in atto unico

Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico

“Lungotevere brilla e a Rebibbia se sparla, c’è chi dice de qua e chi dice de là non sapemo che fa, st’amore è scoppiato ormai dentro de te, e la gente te guarda e se chiede il perché”.

Ramona e Giulietta è la personale rilettura di una delle più celebri opere shakespeariane da parte delle attrici detenute della casa circondariale femminile di Roma Rebibbia per la regia di Francesca Tricarico, portato in scena per la prima volta fuori dalle mura dal carcere con le attrici ex detenute dello stesso istituto che avevano preso parte al primo all’esperimento in carcere quando ancora recluse. Lo spettacolo nasce dalla voglia di scardinare quello che ancora oggi, e forse più di ieri, è un tabù fuori e dentro le mura carcerarie. L’amore tra Ramona e Giulietta, due donne che nonostante i cancelli, le sbarre, i pregiudizi trovano la forza di amarsi e gridare il loro amore. Uno “sfogo” del carcere o un sentimento vero? La domanda che ha accompagnato ossessivamente la fase di allestimento dello spettacolo e lo spettacolo stesso, che ha visto durante la riscrittura dell’opera suddividersi davvero in due fazioni le partecipanti al lavoro. Uno spettacolo scritto e fortemente voluto dalle attrici detenute e dalla regista per raccontare come l’amore, così come il teatro, può divenire e forse lo è sempre stato, pretesto di altro, molto altro. “Quando l’amore è un pretesto”, il sottotitolo scelto, un pretesto per dare sfogo alla rabbia del singolo che diviene rabbia collettiva, un pretesto per raccontare il carcere, per interrogarsi su come e quanto il carcere sia una potente lente di ingrandimento della società esterna.

Con Bruna Arceri, Betty Guevara, Giulia Massimini, Sara Paci, Daniela Savu

Aiuto regia Chiara Borsella e Giulia Massimini

Costumi Marina Sciarelli

Scenografie Paola Castrignanò

Fotografa di scena Marika Simeoni

Segreteria organizzativa Daniele Tagliaferri

Una produzione dell’associazione Per Ananke che nei diversi allestimenti ha visto il sostegno delle Officine di Teatro Sociale della Regione Lazio, della Fondazione Severino, della Fondazione Cinema per Roma, di Lush e di Connecting Spheres.

“Connecting Spheres: strengthening CSOs and networks to protect GBV survivors in all their diversity” è finanziato dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono esclusivamente dell’autor3 e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione europea, Direzione generale giustizia e consumatori. Né l’Unione europea, né la DG JUST possono essere ritenuti responsabili.

Note di regia

Diversi gli allestimenti di questo spettacolo dentro e fuori le mura detentive, dalla prima rappresentazione all’ultima, con le attrici detenute e in seguito con le stesse attrici ora donne libere o ammesse alle misure alternative – spiega Francesca Tricarico, regista e coordinatrice del progetto – testimonianza concreta di come il nostro lavoro teatrale sia accompagnamento per le attrici nella delicata fase del reinserimento fuori le mura carcerarie, ma soprattutto volontà di continuare a far sentire la loro voce attraverso il teatro, protette dal racconto e dai grandi autori, affinché il ponte tra la società esterna e il carcere sia sempre più percorribile. La forza, l’urgenza, la necessità delle nostre attrici in scena di raccontare, di emozionare ed emozionarsi dimostrano che non esiste un noi e un loro, perché il carcere è parte della società. Il teatro è in grado di creare un incontro e un confronto dentro e fuori le mura del carcere, per attrici e spettatori.

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Medea in sartoria

MEDEA IN SARTORIA

Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico

Il passato è passato e non possiamo ricomporlo a nostra convenienza.  I ricordi si sono risvegliati e con loro anche i sogni, ma anche voi credete davvero che io sia cattiva?

Due sarte impiegate in una sartoria clandestina si interrogano sulle stranezze e la misteriosa vita della nuova collega arrivata dalla Romania con il suo bambino. I sogni, le speranze, le paure, il razzismo, la voglia di riscatto, insieme alla rassegnazione a un destino che sembra immutabile si confondono in un confronto ironico e amaro, che svela quanto di ognuna ci sia nell’altra. Tre donne apparentemente immobili alle loro macchine da cucire viaggiano tra Pasolini, Euripide e Christa Wolf alla ricerca di Medea e di sé, tra la voglia di denunciare e la paura di scegliere.

Nato all’interno del carcere femminile di Rebibbia e interpretato dalle stesse attrici che oggi vanno in scena da donne libere fuori dalle mura detentive, questo spettacolo è stato il secondo portato in tournée dalle ex detenute, rappresentato in diversi teatri del Lazio e della Toscana e alla Camera dei Deputati.

Con Bruna Arceri, Bianca Meira, Daniela Savu, Chiara Ferri, Sara Paci, Raquel Robaina Tort, Betty Guevara

Musiche di Gerardo Casiello

Costumi Marina Sciarelli

Scenografie Paola Castrignanò

Foto di Scena Marika Simeoni

Segreteria organizzativa Chiara Borsella

Una produzione dell’associazione Per Ananke con il sostegno delle Officine di Teatro Sociale della Regione Lazio.

Note di regia

Questa rivisitazione del mito di Medea è nata all’interno del carcere di Rebibbia femminile, con le stesse donne che la portano in scena oggi. Sono, chiaramente, due spettacoli diversi. Quello in carcere era frutto di un lavoro fatto all’interno di una sezione, dove abbiamo ‘tagliato e cucito’ Medea in base alle esigenze del gruppo in quel momento. Quello portato all’esterno nasce, invece, dopo una lunga riflessione su quello che abbiamo bisogno di raccontare da donne libere o semilibere: il reinserimento dopo l’uscita dal carcere, il razzismo, la legalità e tante realtà del mondo del lavoro in una società che vive di sfruttamento, che però non vuole vedere.

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Medea in pigiama

MEDEA IN PIGIAMA

Tragicommedia in atto unico

Drammaturgia e regia di Francesca Tricarico

“Davvero è diventata pazza, crudele. Voi siete sicuri che sia andata proprio così? Che sia davvero quella la storia? Che quella raccontata da Euripide sia la verità”.

Un gruppo di donne si trova a vivere nuovamente insieme dopo la reclusione comune e a lavorare nella stessa compagnia teatrale. È mattina e durante la colazione, mentre si preparano per andare in teatro, tra un caffè e uno spazzolino da denti, arriva Medea, come nessuno l’ha mai vista: in pigiama. Così, ci si stupisce e ci s’interroga. Su di lei, su di sé, su tutti.

Con Alessandra Collacciani, Bruna Arceri, Daniela Savu, Sara Panci, Raquel RobainaTort

Costumi Marina Sciarelli

Scenografie Paola Castrignanò

Una produzione dell’associazione Per Ananke

con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Note di regia

Questo spettacolo pensato per le scuole nasce a seguito di un incontro in una scuola media di Tor Bella Monaca con alcuni studenti che hanno le loro madri recluse a Rebibbia. Abbiamo deciso di dedicare lo spettacolo proprio a loro, creando un’occasione di confronto per parlare di cultura come opportunità di crescita e legalità, ma anche di stigma sociale, carcere e post detenzione.

Il progetto è nato all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia con le attrici detenute e prosegue all’esterno con le stesse donne, oggi ammesse alle misure alternative o libere, per accompagnarle nella difficile fase del ritorno alla società civile.